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                         Istituzione dei Collegi Gesuitici

 

 

1. Il modello ignaziano di collegio

Ignazio di Loyola arriva in Italia nel 1536, a Venezia, dove riceve la consacrazione sacerdotale con i suoi primi compagni, dedicandosi poi alla predicazione e all'assistenza ai bisognosi.

 Spostatosi a Roma, redige qui il primo abbozzo della “Compagnia di Gesù”, approvato dal papa Paolo III, nel 1540.

 

Passano pochi anni e a Messina (1548), a Roma, a Palermo, a Napoli e Venezia, .... sorgono i primi collegi per la formazione unitaria dei Gesuiti, aperti presto anche agli esterni (quello di Messina per primo).

L'attività pedagogica e scolastica che li regola è improntata, uniformemente, a quella che viene chiamata "Ratio studiorum".

Ratio Studiorum

Si tratta di un “Piano di studi” basato su una attenta gradualità nell' approccio alla cultura classica e alla teologia: dalla grammatica, alla letteratura o “umanità”, dalla retorica  - per poter scrivere e parlare correttamente, con proprietà, ricchezza e distinzione - all'approfondimento dei principi fondamentali della religione cristiana e alla filosofia, integrata da cognizioni scientifiche varie. Non si dissocia l'istruzione dall'educazione dell'uomo nel corpo e nello spirito, si persegue un umanesimo integrale, cristiano, nella convinzione che educare è rinnovare il mondo.

Gli alunni  con buone disposizioni morali e religiose, provenienti da famiglie disposte a collaborare con i Padri nella loro educazione, sono divisi per classe, secondo il modello sperimentato dal Loyola all'università di Parigi, con insegnanti propri, e si procede da una classe all'altra in base a obiettivi curricolari predefiniti, affrontando una cosa per volta, dal facile al difficile.

Nell'insegnamento, che, come usava, avviene in latino, si fa appello all'entusiasmo, al senso dell'onore e dell'emulazione degli adolescenti; si ricorre a gare individuali e di gruppo, all'organizzazione di recite, di declamazioni, di rappresentazioni teatrali. Somma cura viene dedicata, infatti, in tutti i collegi, all'attività teatrale, praticata anche all'aperto e in teatri pubblici.

Fu questo il modello pedagogico che ispirò l'insegnamento dei Gesuiti fino al 1773, l'anno dello scioglimento dell'Ordine. Modello rivisto poi nei primi decenni dell'Ottocento, poco dopo la restaurazione della Compagnia, e riordinato ancora una volta a metà del secolo scorso ma limitatamente agli studi filosofico-teologici dei Gesuiti.

Per i membri della classe sociale medio-alta  - nobili e ricchi borghesi, la classe dirigente della società -  la formazione nei collegi gesuitici fu a lungo un punto di passaggio quasi obbligato del loro curriculum vitae.

Alla morte di Ignazio, nel 1556, i collegi fondati in Italia sono 19 (a Roma, il Collegio Romano, assunto a modello per gli altri, e il Collegio Germanico), saliti a 30, dieci anni dopo. Saranno circa 800 gli istituti educativi nei vari continenti, nel 1773, a dimostrazione dell'importante vocazione pedagogica della Compagnia, oltre quella missionaria e caritativa.

Quello dei Gesuiti fu il primo ordine religioso a intraprendere sistematicamente la gestione di scuole vere e proprie per studenti laici e chierici, così come i Padri furono spesso chiamati anche alla cura e formazione del clero diocesano nei seminari post-tridentini.

Ciò non pregiudicò mai l'attenzione ai poveri, raggiunti anche dall'assistenza indiretta attraverso le Congregazioni Mariane, presenti in ogni collegio. La prima Congregazione sorse nel Collegio Romano, nel 1563. Nel XVIII secolo se ne calcolavano 80.000 membri. Nel secolo scorso la Congregazione è stata variamente rinnovata, e ha tratto nuova linfa dal Concilio Vaticano II, che  ha incoraggato i laici a occupare un posto centrale nella vita e nella missione della Chiesa.

Dal 1996 la Congregazione si chiama Federazione Mondiale delle Comunità di Vita Cristiana.

 

Sfondo storico

Va da da sé che la storia delle istituzioni educative gesuitiche nella nostra regione andò di pari passo con la storia più ampia dell'Ordine, dello Stato sabaudo e dell'Europa.

Il re Vittorio Amedeo II (alunno dei Gesuiti) con le Regie Costituzioni del 1729 prese provvedimenti mirati a sottrarre le scuole al controllo e alla gestione diretta della Chiesa, per mano degli Ordini regolari, primi fra tutti i Gesuiti, e ad affermare il principio del monopolio dello Stato sull'educazione pubblica.

L'insegnamento in tutto lo Stato sabaudo poteva essere impartito solo più da laureati all'Università. In questo modo la Compagnia di Gesù fu estromessa da ogni grado dell'organizzazione educativa.

La successiva soppressione dell'Ordine, nel 1773, segnò la chiusura dei collegi, che vennero consegnati ad altri religiosi (ad esempio, il collegio dei SS.Martiri, a Torino, passò ai missionari Lazzaristi) o destinati ad altri fini.

Dopo la restaurazione dell'Ordine, nel 1814, i Padri rientrarono in alcune città piemontesi (Novara, Torino, Voghera … ), per esserne cacciati nuovamente con decreto regio, nel 1848. Lo Stato ne acquisì i beni, spesso convertiti a uso militare.

Altro colpo fu inferto alla Compagnia, come ad altri ordini religiosi, nel 1867, con nuove leggi,  dette dell'”Asse Ecclesiastico”, tese a ridurre la potenza politica della Chiesa e ad acquisirne i beni, sopprimendo tutti gli enti ecclesiastici ritenuti non indispensabili al culto.

 

 

2. I primi collegi in Piemonte

 In Piemonte, i Gesuiti aprirono il loro primo collegio a Mondovì, su invito del duca Emanuele Filiberto, che riconosceva “ottimi a prestare il santo servizio e il culto di Dio e l'esercizio delle buone lettere e virtù i padri gesuiti”.

Così, a partire dal 1561, nei locali di un antico monastero domenicano, si avvia il Collegio che ebbe tra i suoi insegnanti quello che fu poi cardinale e dottore della Chiesa, san Roberto Bellarmino.

Oggi i  locali di quell' istituto scolastico sono sede del Palazzo di Giustizia.

   

 

A Vercelli, le prime scuole ebbero inizio nel 1581, patrocinate dal duca Emanuele Filiberto, dal suo successore e da san Carlo Borromeo. Oggi, tra quelle antiche mura, ha sede il Rettorato dell'Università del Piemonte Orientale.

 

 

Un altro sorse a Torino, in via Dora Grossa, oggi via Garibaldi, accanto alla chiesa dei SS. Martiri, costruita dai Padri stessi, ultimata nel 1584.

 

Sempre a Torino, quasi cento anni dopo, i Gesuiti proposero alla Madama Reale Giovanna Battista di aprire un collegio dei Nobili, perchè i figli dell'aristocrazia torinese non fossero più obbligati a provvedere alla loro educazione fuori dallo stato (ad esempio, a Parma).

 

La risposta fu subito positiva e nel 1679 si diede il via alla costruzione dell'edificio su disegni del Guarino Guarini, oggi sede del Museo Egizio. Grande fu l'adesione dei nobili.

   

 Nel 1881, in pieno centro cittadino, in via Arcivescovado, sorgerà l'Istituto Sociale, spostato poi alla villa Tesoriera e, dal 1975, in corso Siracusa, 10.

Chiesa e collegio dei Gesuiti sorsero in Alessandria a partire dal 1608. Oggi l'edificio è occupato da abitazioni civili.

 

 

Nel 1618, nella vicina cittadina di Castelnuovo Scrivia, su iniziativa di un marchese locale, apriva un collegio “nel quale la gioventù cittadina e dei siti vicini poteva apprendere buone lettere e buoni costumi” dai Padri Gesuiti.

 

 

Travagliato fu l'insediamento dei Gesuiti in Pinerolo, per annosi contrasti tra Sabaudi e Francesi. La loro prima presenza, comunque, si deve a un decreto del duca Carlo Emanuele I, del 1620. A fine secolo, con il ritorno della città a Vittorio Amedeo II, nel collegio fondato dal re Sole, Luigi XIV, ai Gesuiti francesi subentrarono Padri piemontesi. Nella vicina Fenestrelle, nel 1665, i Padri aprirono scuole e, più tardi un collegio, per la formazione della gioventù del luogo.

Il collegio di Novara cominciava le sue attività nel 1624, e i Padri, qui come altrove, oltre l'insegnamento, esercitarono il loro ministero sacerdotale in città e nei paesi vicini.

 

 

Nel 1626, la città di Cuneo aveva chiesto la presenza dei Padri per i ministeri sacerdotali.

 

I Gesuiti, due anni dopo, aprivano in locali provvisori, non senza difficoltà, una scuola e, più tardi un collegio, affiancato dal 1664, come molto spesso avveniva, da una nuova Chiesa, l'attuale parrocchia S. Maria.

 

Dopo il 1773, l'edificio si trasforma in Palazzo del Municipio, affacciato sulla via Roma. (per una storia più dettagliata dell'origine del collegio cuneese, vedi  allegato)

   

 

 

 

Chieri (patria della mamma di san Luigi Gonzaga) ospitò il primo Noviziato per i sudditi sabaudi.

 

Nella città i Gesuiti avevano operato già dal 1608 e vi  si erano stabiliti, nel 1626, vicino alla chiesa di S. Antonio e dieci anni dopo prendeva il via la costruzione dell'edificio destinato alla formazione dei candidati gesuiti piemontesi.

 

 

E' datata al 1661, la fondazione di un collegio a Saluzzo, tra vicissitudini varie, in quello che oggi è il Palazzo di Città.

Un Noviziato per aspiranti Gesuiti con scuola attigua si aprì anche ad Arona, in un edificio reso disponibile allo scopo, da un' iniziativa di san Carlo Borromeo.

 

Osvaldo Aime

 

Bibliografia

 - Padri ed ex alunni

  1881- 1951:l'Istituto Sociale nel suo settantennio

  Torino, 1951

- Enciclopedia Europea Garzanti, 1979

- La Storia, in  voll. 7 e 8, La biblioteca della Repubblica, 2004

- P.  A. Monti, La Compagnia di Gesù nel territorio della provincia torinese, vol. V, 1920

 

Allegato

I  Gesuiti a Cuneo  1607 – 1773

A febbraio 1560 il duca Emanuele Filiberto di Savoia, da poco rientrato in possesso del suo Stato dopo la Pace di Cateau Cambrésis tra Enrico II re di Francia e Filippo II re di Spagna, aveva manifestato l’intenzione di istituire due Collegi dei Gesuiti, uno a Carignano e uno a Cuneo, in funzione di contrasto alla diffusione del protestantesimo. La scelta cadde invece su Mondovì, che allora era la città più popolosa del Piemonte (Mondovì, 26.000 abitanti; Torino, 14.200).

Da qualche tempo il Comune di Cuneo voleva affidare l’insegnamento nella scuola superiore a un ordine religioso, come si legge nella deliberazione consiliare del 23 maggio 1605, per avere “buoni maestri, come di Gesuiti, Somaschi o altri, per benefizio pubblico della città”, ma la spesa necessaria era superiore alla disponibilità finanziaria del Comune.

I primi due Padri Gesuiti vennero a Cuneo per effetto della deliberazione comunale del 23 agosto 1607, non con il compito di insegnare ma per svolgere il ministero sacerdotale presso l’ospedale della Confraternita di Santa Croce. La loro permanenza durò fino a gennaio 1611, quando furono licenziati dal Comune che non voleva più pagare la retta per il loro mantenimento.

Altri due Gesuiti ritornarono a Cuneo nel 1626, ancora per celebrare messa e confessare nell’ospedale di Santa Croce e predicare in città. A ottobre dello stesso anno, il Comune riprese la pratica per l’istituzione del Collegio, per il quale giunse in modo provvidenziale l’eredità della marchesa Valenza Malaspina. E così il 3 febbraio 1628, nella casa dei Gesuiti di Torino, fu stipulato il contratto per l’istituzione a Cuneo del tanto desiderato Collegio. Il Comune s’impegnò a fornire il terreno per la chiesa, la scuola e l’abitazione dei Padri e a pagare ogni anno la somma di mille ducatoni. L’apertura del Collegio avvenne in locali provvisori, con gli insegnamenti di grammatica, umanità, retorica e filosofia. Accanto al rettore del Collegio vi erano un procuratore, due predicatori, il prefetto delle scuole, i maestri delle varie classi, un portinaio, un sacrestano, un sarto, un infermiere, un cuoco, un dispensiere e alcuni inservienti.

Nonostante il buon inizio, il Collegio incontrò periodi di crisi, che determinarono anche delle temporanee interruzioni del servizio, sia per le difficoltà del Comune nel pagamento della somma annuale di mille ducatoni, sia per le contestazioni sorte circa l’esenzione fiscale dei beni immobili di proprietà dei Gesuiti.

Tra il 1656 e il 1664 i Gesuiti costruirono la loro chiesa, intitolata al Nome di Gesù (l’attuale chiesa parrocchiale di Santa Maria), su disegno del famoso architetto fossanese Giovenale Boetto. La chiesa fu arricchita e impreziosita nei primi anni del Settecento, con lavori eseguiti su disegno e sotto l’assistenza dell’architetto monregalese Francesco Gallo.

Nel 1711 iniziò la costruzione del grandioso palazzo, con la manica porticata lungo la contrada di San Francesco (l’attuale Via Santa Maria), e proseguì nel 1714 con la manica lungo la contrada del Bialotto (l’attuale Via Saluzzo): due collegamenti a ponte univano il Collegio con la chiesa. Nel 1738 iniziò la costruzione della prima parte del palazzo lungo la Piazza (l’attuale Via Roma).

Proprio quando il Collegio e le scuole avevano raggiunto il maggiore sviluppo, nel 1729, con le Costituzioni per l’Università, il re Vittorio Amedeo di Savoia riordinò il settore dell’istruzione superiore, ponendolo sotto il controllo dell’Università di Torino. I Gesuiti non accettarono di essere controllati dall’Università e perciò furono costretti a chiudere la scuola, continuando però la loro opera religiosa a servizio della città.

La presenza dei Gesuiti a Cuneo (e in Europa) ebbe termine in applicazione del decreto 21 luglio 1773 che papa Clemente XIV firmò cedendo a pressioni politiche. I beni dei Gesuiti furono incamerati dallo Stato sabaudo e il Comune di Cuneo acquistò il palazzo del Collegio. Nel 1776 completò la manica verso l’attuale Via Roma, su progetto dell’architetto reale Francesco Martinez, facendone la nuova sede municipale.

 

Giovanni Cerutti

 

Bibliografia:

- Padre Alessandro Monti S. J., Scuole e maestri di Cuneo antica, 1928.

- Giovanni Vacchetta, I Gesuiti a Cuneo. La Chiesa e il Collegio, il Palazzo Municipale attuale; 1930.

- (A cura di) Giuseppe Griseri, La Compagnia di Gesù nel Piemonte meridionale (secoli XVI – XVIII), 1995.

 
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